26 Settembre 2009

S.O.S. Trattato di Lisbona

E così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.

Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora. E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla? Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita. Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede. 

Articolo completo su:   

http://www.paolobarnard.info

LEGGETE CON ATTENZIONE, NE VA DELLE NOSTRE VITE.

 

ALL'INDIRIZZO :

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POTETE SCARICARE IL PDF DEL TESTO COMPLETO DEL TRATTATO DI LISBONA. LEGGETE E MEDITATE.

 
18 Febbraio 2009

il paese รจ reale

 

Dici sempre le preghiere
Conti sempre fino a dieci e
Preghi ancora che
Non tocchi a te
Decidere
Piangi fermo in tangenziale
Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata
Ma il paese da affondare
Tutto intorno a te a ballare
Bestemmiando disprezzare
E riderci un po’ su
E tu vuoi far qualcosa che serva
E farlo prima che il tuo amore si perda
Non ti accorgi che se lo vuoi tu
Quel che valeva poi non vale più
Se ti han detto resta a casa
Vola basso non scocciare
Se disprezzi puoi comprare
Se vale tutto niente vale
Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai voglia di pensare
Che fra poco è primavera
Adesso fa qualcosa che serve
Che è anche per te se il tuo paese è una merda
C’è una strada in mezzo al niente
Piena e vuota della gente
E non porta fino a casa
Se non ci vai tu
Io voglio far qualcosa che serva
Fammi far solo una cosa che serva
Dir la verità è un atto d’amore
Fatto per la nostra rabbia che muore

be sinceramente, visto anche l'abisso di qualunquismo che inghiotte il festival...io mi son divertito a sentirla

che ne pensate?

 
14 Febbraio 2009

WTO

INASPETTATA UGUAGLIANZA DI ACRONIMI



World Trade Organization - Organizzazione Mondiale del Commercio

World Toilet Organization - Organizzazione Mondiale della Toilet

Stipetic

Eroi: nella misura in cui superano le loro condizioni, escono dal proprio schema e vanno ben oltre le loro possibilità, prima di fallire di fronte a questa enorme sfida. È un comportamento che ci permette di salvaguardare la nostra dignità. Per molti aspetti la creazione non è perfetta, ma non si è tenuti ad accettarla così com'è.

Sono sempre stato interessato alla differenza tra "fatto" e "verità". E ho sempre sentito che esiste qualcosa come una verità più profonda. Esiste nel cinema, e la chiamerei "verità estatica". È più o meno come in poesia. Quando leggi una grande poesia, senti immediatamente, nel tuo cuore, nelle tue budella, che c'è una profonda, inerente verità, una verità estatica.

- Herzog -

 
04 Febbraio 2009

E-Statico

 

odio odio odio

non c'è un angolo di me

nel quale nutrire comprensione

dalle mie piaghe aperte

sanguinanti e doloranti

l'odore di putretudine

inquina altre vite

vuoto dentro, svuotato e spento

nulla è più reale dell'immateriale

nulla è più infernale

del desiderare un nuovo inizio

del sospirare una dolce fine

ognuno di noi

conosce la summa sacrale:

la vita si dipana fatale

un nuovo inizio

non lo vedrai mai

la fine è per tutti amara

siamo bloccati

sei un detenuto

a cui non concedono

la grazia

io sono perso

sono perso...

                      Luca Hank C. 

 
02 Febbraio 2009

arso di vita

ho visto un senza dio

impassibile e cosciente

bruciare tra le fiamme

il freddo pungente

di quella notte invernale

s'arricchiva di un tetro fetore 

e invadeva i miei polmoni

l'uomo era immobile

sul nudo sconcerto

di un tempo qualsiasi

non riuscivo a sentire

le sue sacre preghiere

come se i miei sensi

fossero assorbiti dalla visione

altre persone

circondavano

il senza dio

riuscii a capirlo udendo

le loro grasse risate

per quella sorte implacabile

che destava il loro ribrezzo

tutta la storia

si svolse in un

chiarore surreale

eppure non mi riuscì

di vedere i volti degli uomini 

erano incorporei

senza una identità

nel presagio

si dispiegò

un' assurda verità

il senza dio tra le fiamme

negli inferi terreni

donò agli uomini la morte

mutandoli in colpevoli

                                 Luca Hank C.

 

 
01 Febbraio 2009

apnea

devo pur avere una qualità

in fondo sono un uomo anch'io

tu non sai darmi fiducia

mi uccidi con la routine

affondi le unghie

nella mia inutilità

il vuoto mi sorprende

l'alcol può placarmi

è tempo di rinascere

tentare di cambiare

morire nell'appassire

vivere nello sbocciare

ma è tardi

decadente e vivido

sferzato dalle parole

strappato dal tuo sapore

inutile e volgare

niente di meglio

rimanere uguale

continuare a sbagliare

                        Luca Hank C.

 

 
30 Gennaio 2009

note a margine

affacciato alla finestra

ascoltavo gli accordi

di vecchi musicisti di strada

il dubbio valore artistico

delle composizioni

si associava alle squallide vite

che vedevo scivolare nell'inferno

della vita metropolitana

dall'altra parte del fiume

avvistai una colonna grigia

di esseri umani

lungo la sponda scoscesa

si intravedevano piccole ombre

pensai fossero bambini

le loro grida gioiose

invadevano lo spazio circostante

alzando lo sguardo

notai una strana scia nera

lungo il fianco di una collina

erano gli esseri grigi

salivano tutti verso la sommità

alla testa della colonna

si ergeva un totem di pietra

era trasportato come in processione

ad un tratto mi resi conto

che la colonna era ordinata

in modo decrescente

nelle prime file

gli anziani dalle lunghe barbe bianche

davanti agli anziani solo i sacerdoti

riconoscibili per le toghe purpuree

e i copricapo dorati

c'era della nebbia

sulla sommità della collina

non così tanta da impedirmi di vedere

i miei occhi iniettati di veleno

misero a fuoco quell'immagine

macabri altari color avorio

sporchi di sangue rappreso

capii che in cima c'era la morte

                                 Luca Hank C.

 

 
29 Gennaio 2009

sbattiti e crepa!

libertà è partecipazione

almeno fin quando hai voglia

di dimostrare il tuo ideale

devi darti un peso

vuoi trovarti un senso

cerchi la conferma 

del sono poiché penso

credi allora di esser normale

come tutti in fondo cerchi il bene

hai paura di sembrare banale

ma essere accettato 

è un gioco greve

la tua collocazione ha un costo

e ingenuamente scegli il maggiore

il tragitto che ti sei autoimposto

entra in conflitto con la competizione

di cui non comprendi il nuovo corso

anche se l'accetti senza rimorso

straordinario arrampicarsi

sugli altrui consensi

straordinario affaccendarsi

per creare altrui disegni

rischioso averne consapevolezza

il gioco più non ti appassiona

stride qualcosa nei tuoi pensieri

il nuovo corso, macchina infernale

si introduce

prospettandoti un domani:

ti risputa un bieco ieri

ti sconcerta percepirne  il fetore

essere bloccato

nel rigido congegno

avanza nudo il barlume:

sei per te stesso un impostore

hai accettato senza clamore

che destrutturassero il tuo ingegno

e con esso le misere parole

popolo, governo, partecipazione

la triade del male, pensi

per la nostra emancipazione

raccatta quel che rimane

anche i cocci senza importanza

reinventati nella tua ombra

traccia da solo la nuova parabola

riscrivi la partecipazione

nell'obiezione il dramma muta

non hai bisogno

di adepti serventi

di cercarti un ruolo 

di avere dei consensi

ahahahahah

sei tutto matto

baratti volentieri

il fulgido domani

col doloroso oggi

nella libertà la disciplina

nella critica la condivisione

                            Luca Hank C.

 

 
28 Gennaio 2009

il silenzio ascolta

 

dimmi chi sei

non aspettar che tutto muova

i miei arti amputati

li sento ancora sospesi

e mi si avventano contro

ricercandosi un alibi

davanti lo specchio

ho rivisto un futuro

che non stà più in piedi

stroncato dal presente

fermo senza vento

rivolto al tuo passato

non devo aver timore

se afferro l'occhio vitreo

hai già il tuo bicchiere

asfittico si lascia affondare

nella sera in cui non smetterai

di muovere la tua malattia

l'agone indelebile macchia

ma riuscirai a districarlo in tempo

ogni tuo respiro scava

risorto, dilaga inatteso

per l'occasione affianco la tua follia

il perché lo conosci bene

ho paura di capire la mia

                              Luca Hank C.

 

 
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